martedì 11 dicembre 2007

sms


L ‘ unicorno come la colonna sonora
scorre sullo schermo visivo dell’ oceano
ha dentro il vento delle nuvole
È come il bambino
il punto della luce divina.

venerdì 7 dicembre 2007

Stralci dal saggio esoterico sui numeri pari e dispari: attorno a Rimbaud e Dickinson

Ho parlato di Arthur e di Emily in varie occasioni.


Leggendo Le Illuminazioni di Rimbaud, ad esempio, ho cominciato a sospettare che esistono 2 categorie di grandi scrittori: quelli che raccontano la realtà lineare e quelli che veicolano le immagini dell’Aldilà; e penso proprio che Rimbaud ha visto, nel vero senso della parola, squarci dell’Aldilà, che poi ha portato con sé per il resto della sua vita, come il condannato che per un attimo vede la libertà; e infatti, Rimbaud ha avuto una vita assolutamente autodistruttiva: è morto a 37 anni dopo un’esistenza assolutamente vagabonda e angosciata.


Passando ad Emily, ho detto di lei altrove:


Andai avanti e leggendo avvalendomi di un gusto che via via si era fatto più attento, incappai in quell’anima stranissima e universale di E. Dickinson.
I suoi epigrammi mai retorici o noiosi sempre ispirati, essenziali, evocativi, disarmanti, metaforici e infine avvalendosi di similitudini semplici tratte dalla quotidianità e costruite sempre sugli stessi elementi con mille variazioni sul tema; costituivano un corpus di migliaia di componimenti che trattavano gli argomenti più disparati con particolare attenzione alla domanda intima sul senso della vita e sulla speranza dopo la morte.
Senza dire molto, imparai la mia seconda lezione: la brevità come sintesi di contenuto-forma; l’uso delle metafore visive per esprimere un solo concetto universale; la ricerca della parola semplice per essere comunicativo, sensitiva e affascinante; la poesia come interrogazione e messaggio intimo d’amore verso chi si ama; la poesia come ricerca di nuove forme da condividere con il lettore alla ricerca dell’evoluzione dello spirito, nuova a ogni lettura.

giovedì 6 dicembre 2007

sms


Nella morte s' accende
il terzo occhio
come l' acqua nascosta.
Del fogliame la luce romboidale
frammentata da tanti sguardi
risplenderà su ogni nuca
colma di gioia.

martedì 13 novembre 2007


Non lasciare avvizzire i capelli
se l’umidità volgare ti sarà
fatale. Credi agli spiriti superiori
che varcarono la vita
e non li riconoscesti.


Settembre/1999

martedì 6 novembre 2007

Da "SOLITUDINE A COLORI"

Sembrava la camera di un adolescente: poster di Kurt Cobain sopra il letto a fianco alla parete di sinistra quasi dietro la porta. Una chitarra elettrica era appoggiata sul letto, sul copriletto con il cielo e le nuvole bianche stampate. Tanti libri erano sparpagliati sul pavimento e sulla scrivania, sotto la finestra che illuminava la stanza. E odore forte di lavanda.
- Il mio nido. – esclamò Gianni a Giacomo che fissava la stanza con la bocca aperta:
- E’ la camera di un adolescente! – e indicò un pupazzo di Topolino sulla sdraio di bambù accanto alla scrivania.
- Sono un fan di Topolino, c’è qualcosa di male? –
- Sei un fuori di testa! Giuro, non credevo che fossi tanto immaturo! – e Giacomo rise fissando i fumetti de l’Uomo Ragno sempre sulla scrivania.
- La mia famiglia sa che qui dentro non ci deve entrare. La pulisco io questa camera ed è il mio nido nel quale leggo e vado su Internet, quando posso. –
- E dov’è il computer? –
- Ho un computer portatile. Ora sono in contatto con una persona speciale… - e Gianni andò verso l’armadio, lo aprì per prendere la valigetta nera. Aprì la borsa e inserì la spina del computer nella presa dietro la scrivania. Abbassò la persiana per fare un po’ d’ombra. Poi chiese a Giacomo di sedersi accanto a lui davanti alla scrivania, mentre cominciavano a configurarsi le icone dei programmi del desktop.
Poi prese il proprio cellulare dalla tasca dei pantaloni e lo pose di lato al computer per potersi collegare su Internet.
- Un po’ di tempo fa ho scoperto per caso un sito e ho cominciato a parlare con i navigatori. -
Si aprì l’home page:
------------------------------------------------------------------------------------------------
IL SITO UFFICIALE DELLA EX COMUNITA’ DI MAMMA GERGA

.CHI SIAMO
.COSA CRCHIAMO
.IL NOSTRO LIBRO SACRO)-----------------------------------------------------------------

- Anche tu con questa setta? – esclamò Giacomo appena lesse l’home page.
- Conosci già questa comunità ? – chiese Gianni con un’espressione infantile.
- Diciamo un amico di Salerno me ne ha parlato. Che delusione, ti facevo più intelligente. –
- Va bene, chiudo subito…. – e cliccò sulla x per chiudere il file.
- Ora so come passi le serate invernali… certo la noia è bastarda. E poi, che altro fai con il computer? – chiese subito dopo, prendendo alcuni fumetti de l’Uomo Ragno – Davvero ti piace questa roba? Non sono mai riuscito a farmi piacere i fumetti, anche da bambino… -
- Mi stai prendendo in giro da quando ti ho fatto entrare qui dentro. – disse Gianni con le spalle curve sul petto.
- Non ti offendere… dimmi. – e Giacomo cambiò espressione. Poi prese il medaglione che Gianni gli passò, dopo averlo sfilato dalla collana di metallo che indossava al collo.
- Questo è l’amuleto che mi hanno spedito, appena ho dato la mia adesione al progetto. E’ una cosa grossa e io ho dato la mia adesione. –
- A questo punto devi dirmi di cosa si tratta, perché mi hai molto incuriosito. –
- Bene, è quello che volevo. – e Gianni si sfregò le mani saltellando con il sedere sulla sedia un paio di volte – Hai mai sentito parlare di questa comunità? –
- Mi pare per televisione. –Gianni riaprì il sito della Comunità di Mamma Gerga

lunedì 5 novembre 2007

L' autore

Conosco Giancarlo da sempre. E' molto consapevole dell' impegno che si è preso ad intraprendere la strada dello scrittore. Non ha fretta di pubblicare, perché tiene alla qualità. Scrive da ragazzo. Prima di scrivere, si documenta sui luoghi, viaggiando molto. Legge moltissimo e studia. E' spirituale e profondo. E' un grande creativo anche nella pittura. Lo ritengo maturo per fare quello per cui è nato. Scrivete i vostri commenti sul blog!!!

da METRICA ESOTERICA

Verso sciolto

Valicare il muro
soprattutto se oltre si sentono
suoni tintinnanti; le aspirazioni
come un paesaggio visto dalla
finestrella del bagno – una volta
da bambino.

Architravi di cherubini
gli uni sugli altri – si dipanarono
fino alle architetture rinascimentali
come la matematica dei semplici;
un boato improvviso dal cielo.

Così mi lasciai condurre da quei cori
e la prospettiva salì come una scala a chiocciola
mentre avvertivo un moto ascensionale
e vertigini di cobalto.

Allora il boato divenne la vastità della mia
visione; gli ultimi cornicioni di muscoli
in tensione; come siluri passavano le particelle
di luce; l’orizzonte diveniva una cintura
che si chiudeva.

Sospeso – nell’immutabile nulla dell’antigravità
per un po’ – sarò sembrato una rana nel fotogramma
del salto – a zampe divaricate – nel mistero
che sarà per sempre – questo mio creato.
E’ una giornata che invita all’ascesa

di fronte all’albero turchino d’aria che sta dietro i palazzi

e chiede scalate di luce fino alle volte della giovinezza

sbiadita.

2002

da CANTI DELL' ALDILA'


Preambolo

I
E la terra copre lo sguardo rivolto
al cielo. Solamente buio da questo
momento; mai più cromatismi
e le nuvole passeranno senza
il battere delle ciglia
commosse.

II
Si spegne l’ardore nella bassa marea;
il marciapiede mai battuto si confonde
con la strada; come le statue di Budda

abbattute dai talebani e poi dimenticate


2007

domenica 4 novembre 2007

La verità è il bosco
che brucia
senza testimone.


29/12/2001

video

Al massimo

Salito sull’incudine che mi ponesti
ostentavo baldanzose oscenità;
nella camera mi compiacevo sempre; poi
offrivo all’amante del vicolo il canto:
faremo – dicevo – passeggiate sui prati
avendo tra le mani il pinzimonio
roteando il tuo matrimonio
baceremo la moglie gioviale.
Ora è ora di andare
come zombi dal demonio.
Coraggio, vieni a mangiare
datteri acidi nell’olio;
ieri credevo di sapere
e oggi mi va di sperimentare;
o sapere alla gente fa male.
Dicembre/1999
Sono qui con te. Mi dispiace.
Tua madre ti crede serena
in un paesaggio da cartolina
e non sei una divinità
di questa mia collina;
semplicemente
sei la pecora che guarda l’erba
senza mangiarla.
Dicembre/1998
Le margherite gialle attaccate al marciapiede
sotto il sole d’estate – un po’ di vento
le piega – sopportano asfalto e marmitte. Un cane
le disseta: sono nate su cacca
di cane.
Giugno/1999
Quando penso alla vita desiderata
siedo s’un prato verde marcio
tra alberi di carta e musica rock.
L’afa del giorno lascia respirare
e la polvere di zampe di scarafaggi
non oltrepassa l’orizzonte della collina.
Ogni disuguaglianza cessa tra gli steli
di margherite gialle, accanto a un fiume
sazio di bagnare stracci che sanno di marmitta.
E la polvere d’oro inumidisce le chiome;
sorrisi distesi; e gli alberi coprono
la città del dovere.
1999

PROFUMO

a Patrick Sùskind

Tutti i profumi del mondo a rallentatore
per sentire d’essere passato come aprendo
una finestra su un unico giardino sensuale
perché voglio essere un tempio di fragranze.

E’ il mio bisogno d’essere oltre le necessità.
Con meticolosità userò gli unguenti profumati
mescolati alle essenze pure; aprirò la porta
senza far rumore e ti prenderò la chiave.

I tuoi capelli e il tuo incarnato. La tua alba
violata solo dalla luce distillerò nell’alambicco
come un sudore dolciastro da non dimenticare
completerò il coro delle essenze nelle fragranze.
Introduzione (da "Raggi di luce" - poesie)

Ho trascorso ore e ore nelle librerie di tutta Italia alla ricerca degli spiriti gemelli; con fatica mi avvicinavo allo stile dei poeti dell’Ottocento; ma in generale a tutta la poesia non essendone abituato e ritenendola, mio malgrado, un genere letterario superato e poco comunicativo.
Fin dall’inizio, mi dicevo che stavo intraprendendo un cammino solitario dove gli interlocutori, probabilmente, sarebbero stati i libri che leggevo e i pochi lettori amici a cui, per affetto, avrei sottoposto le composizioni.
Alla fine, dopo aver sfogliato centinaia di volumi ed aver letto poesie di autori che non conoscevo, non avendoli studiati a scuola – essendo essa, per quanto riguarda la poesia, quasi sempre l’unica struttura che ci fa avvicinare a questo genere – individuai quelli che chiamo i miei maestri: nell’ordine cronologico di analisi e lettura: Arthur Rimbaud ed Emily Dickinson.

Conobbi A. Rimbaud grazie al film Poeti dall’inferno di Agniezska Holland, che mi avvicinò ai due poeti amanti e ribelli di cui avevo solo sentito la fama da incalliti perversi; tale era la considerazione che una cultura perbenista mi aveva costruito di loro.
Stupito dai concetti espressi dal film, comprai un libro che conteneva tutte le poche opere di quell’incredibile adolescente; e solo ora sono in grado di contare i pianti d’invidia ammirata sul Battello ebbro e sull’ultima parte intitolata Addio di Una stagione all’inferno.
Cosa mi ha insegnato Arthur?
Sicuramente che in poesia bisogna dire qualsiasi cosa senza timore, preconcetti o celandosi dietro a frasi ben dette ma vigliacche e vuote. Che bisogna vivere intensamente la vita, curandola come fosse l’unico lavoro che conta, di fatti esemplari per la crescita. Che la poesia è insieme di immagini costruite con il sapiente uso della parola, delle figure retoriche e di alchimie (usando un suo vocabolo caro) linguistiche a cui nessuno mai aveva pensato, tali da risultare coinvolgenti, commoventi. Che bisogna sconvolgere i sensi commossi dal dolore del mal di vivere accompagnandoli nel costante esercizio della riflessione della coscienza attraverso i ricordi.


Andai avanti e leggendo avvalendomi di un gusto che via via si era fatto più attento, incappai in quell’anima stranissima e universale di E. Dickinson.
I suoi epigrammi mai retorici o noiosi sempre ispirati, essenziali, evocativi, disarmanti, metaforici e infine avvalendosi di similitudini semplici tratte dalla quotidianità e costruite sempre sugli stessi elementi con mille variazioni sul tema; costituivano un corpus di migliaia di componimenti che trattavano gli argomenti più disparati con particolare attenzione alla domanda intima sul senso della vita e sulla speranza dopo la morte.
Senza dire molto, imparai la mia seconda lezione: la brevità come sintesi di contenuto-forma; l’uso delle metafore visive per esprimere un solo concetto universale; la ricerca della parola semplice per essere comunicativo, sensitiva e affascinante; la poesia come interrogazione e messaggio intimo d’amore verso chi si ama; la poesia come ricerca di nuove forme da condividere con il lettore alla ricerca dell’evoluzione dello spirito, nuova a ogni lettura.

L’Autore